In punta di penna – Volume primo

Quando Jean Malaquais lavorava al suo romanzo Il venditore di fumo scriveva anche 14 ore al giorno. Scriveva, cancellava, correggeva, riscriveva. Un lavoro meticoloso e puntiglioso, una fatica che lo portava a scrivere una pagina al giorno. Quattordici ore, una pagina. Difficile comprendere se ne valesse la pena. Ma alla domanda, perché scrivi, dato il grande talento che avrebbe potuto permettergli di avere successo in tanti altri campi, rispondeva così: “Le uniche occasioni in cui arrivo a conoscere la verità è quando si manifesta sulla punta della mia penna”… C’è chi dice che gli scrittori scrivono per sanare una ferita. Magari non è proprio così ma è vero che è come se ci fosse “qualcosa di malsano e autolesionista nell’intero processo creativo che coinvolge la scrittura”… Da dove viene la scrittura? Richard Ford ha cercato più volte di trovarvi una risposta, ne ha parlato in dibattiti, reading, lezioni, e disparate occasioni in cui il quesito è stato posto al centro. “Una cosa va chiarita, però: un’altra forza socioletteraria che tiene vivo l’argomento è la volubile convinzione, diffusa tra le molte persone che non sono scrittori, che gli scrittori siano gente speciale, officianti di un rito sacro, in possesso di una spinta interiore cui sarebbe saggio tentare di accostarsi, per attingere furtivamente all’essenza di una possente vitalità. Gli interrogativi sul come, il perché e via dicendo diventano altrettante genuflessioni di fronte al medium della scrittura”… Come si fa a avere successo con la scrittura? Come si scrive un saggio, un poema, un romanzo che garantisca la fama al suo autore? Alcuni studenti di letteratura pensano bene di dedicarsi a fumetti o narrativa di genere perchè almeno riusciaranno a guadagnarci. Ma “non basta buttar via il proprio talento, per fare soldi. Si deve scrivere col cuore, e con l’anima. Pensate che Willie Mays sia diventato l’esterno centro dei Giants solo perché voleva essere ricco e famoso? Non sarà invece che lo è diventato perché adorava giocare a baseball? Al punto che lo avrebbe fatto anche gratis?”…

Cos’è che spinge una persona a trascorrere buona parte del suo tempo, perfino della sua intera vita, a scrivere. Qual è la ragione intrinseca che porta qualcuno a dedicarsi alla scrittura in modo totale. In questo saggio dodici grandi autori americani provano a rispondere a queste domande. Lo fanno citando incontri con i loro autori di riferimento, o esperienza dirette di vita, spesso poi di insegnamento. O ancora regalano riflessioni profonde sul senso della scrittura e su quell’avventura intima e coinvolgente che rivela essere la letteratura. Tra gli altri troviamo Richard Ford, il cui romanzo Sportswriter è stato inserito dal Time nella lista dei 100 migliori romanzi scritti in lingua inglese dal 1923 al 2005. Norman Mailer invece è l’autore del primo saggio che dà titolo al volume, nonché scrittore poliedrico e dissacrante, dalla vita complicata e movimentata - il suo Il canto del boia, dedicato alla vicenda del primo cittadino statunitense a venire giustiziato dopo un decennio di sospensione della pena capitale, si è aggiudicato nel 1980 il premio Pulitzer. Terry McMillan è, con a Toni Morrison e Alice Walker, una delle autrici più apprezzate nella narrativa afroamericana al femminile. Ancora, troviamo Thom Jones, celebre autore di racconti – sue le raccolte pubblicate sempre per i tipi di Minimum Fax Sonny Liston era mio amico, Il pugile a riposo e Ondata di freddo. E poi William T. Vollmann, Joy Williams, Mary Gaitskill, Mark Richard, Jayne Anne Phillips, Ann Patchett, Lee Smith e Tom Chiarella. Il tutto per un viaggio, a volte intenso, a volte divertente, in quel mistero profondo e affascinante che è la scrittura.

 


 

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