Quando tutto è detto

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Maurice Hannigam ha 84 anni, ha appena venduto i suoi beni ed è seduto al bancone del bar dell’Hotel del paese, quello che ha ospitato il matrimonio del figlio. Aveva promesso alla moglie Sadie che avrebbero preso una suite per loro proprio lì, prima o poi. Ma lei se ne è andata da ormai due anni, nel sonno, e Maurice non ha fatto in tempo a esaudire il suo desiderio. Adesso quindi sta aspettando i suoi whisky, mentre parla idealmente col figlio Kevin, che vive lontano. Questa sera ha deciso di dedicarsi a dei brindisi speciali. Cinque brindisi (con altrettanti whisky diversi) per cinque persone, le più significative della sua vita. Il primo è per Tony, il fratello più grande, perso precocemente. Tony era la sua spalla, colui che l’aveva sostenuto quando lavorava per i Dollard, odiosi proprietari terrieri, gli stessi che gli avevano segnato l’infanzia. Tony l’ha lasciato quando era ancora nel fiore dei suoi anni, eppure l’ha sempre accompagnato. Il secondo brindisi è per Molly, la prima figlia di Maurice, che ha conosciuto solo per quindici minuti prima di salutarla per sempre. Lui e Sadie l’avevano desiderata tanto e finalmente il loro sogno sembrava finalmente essersi realizzato. Almeno fino al giorno in cui Molly se n’era andata, senza dar loro la possibilità nemmeno di sentirne il respiro. Maurice l’aveva ritrovata negli occhi di Emily, erede dei Dollars. Quella ragazza dai capelli biondi e dagli occhi castani nella sua mente somigliava a Molly, o almeno all’immagine che si era fatto di lei. I brindisi continuano, insieme ai ricordi di una vita fatta di gioie e dolori. Maurice ripercorre ogni attimo fino all’ultimo bicchiere di whisky e all’ultimo brindisi, quello più importante…

C’è l’Irlanda con le sue tradizioni, i suoi colori, la sua storia nel primo romanzo di Anne Griffin, autrice di numerosi racconti pubblicati su riviste letterarie e giornali come “The Stinging Fly” e “The Irish Times”. Quando tutto è detto, ormai tradotto in sedici lingue, è un romanzo delicato, intenso, introspettivo. La voce del protagonista, Maurice, si fa narratore della sua stessa storia, della sua vita, proprio quando quest’ultima è giunta ai titoli di coda. Maurice ripercorre ogni stagione, dall’infanzia alla maturità, mentre idealmente racconta i suoi vissuti al figlio Kevin, con cui ha sempre avuto un rapporto particolare, difficile. Gli racconta come ha imparato a vivere, quali sono stati i suoi ostacoli e le sue soddisfazioni, nel tentativo di lasciargli in eredità gli insegnamenti che un buon padre dovrebbe lasciare. La Griffin usa un escamotage originale per far procedere la narrazione: ogni capitolo è uno dei cinque brindisi che Maurice dedica a cinque persone, gancio per approfondire alcuni aspetti della sua esistenza, del suo sviluppo come uomo, padre, lavoratore. Nelle pagine di Quando tutto è detto c’è ogni cosa. C’è l’amore in ogni sua forma, da quello per la moglie Sadie, che morendo ha lasciato un vuoto incolmabile in Maurice, a quello per la famiglia di origine, senza trascurare l’amore per la propria terra e per la propria realizzazione personale. Poi ci sono l’ambizione, la rabbia, la morte. Un viaggio di formazione che, l’ormai saggio Maurice, racconta con soddisfazione e una punta di nostalgia, certo che possa essere fonte di ispirazione e biglietto di scuse per il figlio Kevin. Un racconto che, infine, è l’ultimo regalo per l’amata Sadie. Un racconto che è quello di una vita a volte imperfetta, ma in fondo bella così.

 


 

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