Salutiamo, amico

Amedeo e Giuseppina sono una coppia di quarantenni con un figlio tredicenne un po’ scapestrato: Nunzio. Anche Giampaolo e Rosalba hanno un figlio di tredici anni: Luciano, che a differenza di Nunzio, va bene a scuola. I due ragazzi sono amici giurati ma, non avendo possibilità di frequentarsi, si scrivono numerose lettere durante l’estate del 1970: Luciano è al mare sullo Jonio con la famiglia, Nunzio è rimasto a Reggio Calabria in punizione per via dei suoi risultati scolastici disastrosi. Talvolta a fare da postino è Amedeo, padre di Nunzio, che va spesso a trovare il padre di Luciano, Giampaolo, con il quale oltre ad aver condiviso l’infanzia, intrattiene rapporti d’affari. Amedeo si occupa di mille cose ed ha entrature nell’ambiente politico-affaristico calabrese e Giampaolo, che è ingegnere, si sta occupando del piano edilizio attorno a Reggio Calabria. Le madri dei due ragazzi invece, si detestano a vicenda: Rosalba discende dalla nobiltà terriera, Giuseppina è figlia del famoso “uomo di rispetto” Cateno, la cui ascesa è iniziata facendo da guardiano proprio nelle tenute della famiglia di Rosalba. Altri strani incroci affiorano tra i due nuclei: Amedeo sembra farla un po’ troppo da padrone in casa di Giampaolo e Rosalba, Giuseppina sembra morbosamente attaccata al figlio di questi ultimi, tanto quanto maltratta Nunzio, il proprio. Sullo sfondo, la decisione paventata dal governo italiano di eleggere Catanzaro a capoluogo, provoca l’insurrezione della popolazione reggina che, assieme ad altri personaggi di “fuori”, ingaggia per mesi scontri con le forze dell’ordine, causando distruzioni, morti e feriti. A prendere le redini della rivolta è l’estrema destra che al grido di “boia chi molla!”, finirà per affascinare Nunzio, il quale saprà mettersi in evidenza partecipando alla guerriglia. Ma Nunzio, come quasi tutti, non è in grado di vedere cosa si celi dietro le quinte di questa “prova generale di guerra civile” alla quale partecipano legionari prezzolati, futuri terroristi neri al servizio di massoneria e poteri “deviati” (?), fascisteria varia e “‘ndrangheta”: una parola ancora sconosciuta. Non sarà solo Reggio Calabria a restare sconvolta dagli eventi: gli scossoni di questo fatto inedito finiranno per coinvolgere tutto il panorama italiano assieme alle due famiglie, il cui apparente equilibrio sarà perduto per sempre. E saranno proprio i ragazzini a dare un contributo decisivo…

Una postfazione che è un capolavoro d’esposizione, interpretazione e sintesi del contesto storico che fa da sfondo alle vicende di Salutiamo, amico: per un ripasso, segnatamente ai più giovani, consiglierei di iniziare la lettura proprio da questa. Un impianto romanzesco strutturalmente complesso nel quale il dosaggio del racconto è somministrato con virtuosismo tecnico, affidando il dipanarsi degli eventi, ora all’epistolario dei ragazzi, ora all’io narrante di Rosalba, ora alla voce dell’autore, ora ad una cronaca neutra che forse è la voce di Giampaolo che parla di sé in terza persona: il risultato che ne scaturisce è la voglia di continuare ad inoltrarsi nello svolgersi dei fatti, grazie anche al cambio di registro dovuto alla diversità dei punti d’osservazione, esorcizzando la monotonia. Un intreccio privato complesso e inconfessabile innestato su vicende storiche oscure ed altrettanto inconfessabili, delle quali ciascuno dei sei personaggi sembra rappresentarne un aspetto, una componente. Proprio in virtù dell’ottima postfazione, si sarebbe potuto evitare l’eccesso di indugio cronachistico sui moti di Reggio Calabria all’interno del romanzo, così come sarebbe stato da rendere meno prolisso l’epistolario dei due adolescenti che, a metà percorso, perde un po’ d’efficacia ma che, in questo contesto inquietante, riesce pure a strappare parecchie risate anche grazie al sapiente utilizzo di un italiano storpiato da parole e forme dialettali. Personalmente mi sono affezionato a due personaggi: Nunzio -il ragazzino irrequieto- e Rosalba, la madre di Luciano; ma sono sicuro che ciascun lettore potrà provare empatia o trovare giustificazioni per qualunque altro del sestetto, a dimostrazione che la lettura della complessità delle cose è nemica delle facili contrapposizioni e che ciò che non si riesce a giustificare, è bene che lo si possa almeno spiegare. Ed in Salutiamo, amico, tutto è più che ben spiegato: interessante e coinvolgente, quasi necessario.

 


 

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