Scrivere sull’acqua

Scrivere sull’acqua

1984. La nave è diretta in Sicilia, dove Pablo Garcia incontrerà Carlo, l’amico italiano, per poi recarsi insieme a lui in Albania. La giornata è bellissima, il sole splende e Pablo è felice ed emozionato. Sta viaggiando verso un Paese dove fino a poco tempo prima sarebbe stato impossibile entrare. In coperta il vento è fresco e il giovane prima chiude gli occhi per goderne il refrigerio e poi li riapre per guardare le coste che sta lasciando alle sue spalle. Le sta abbandonando navigando su quello stesso mare, che si è soffermato a guardare la sera prima, con quei riflessi, le cui origini rimangono a lui sconosciute. Il suo sguardo non ha indugiato solo sulle acque, ma si è poi spostato verso il cielo, un firmamento pieno di stelle e privo della Luna. “Possono essere correnti interne o forse c’è un po’ di vento – gli aveva detto Dolores che da mezz’ora ormai non era più poggiata al suo braccio. Il tono della voce di lei gli era parso diverso. Lui aveva pensato che non c’era affatto vento, ma non aveva aperto bocca. Avvertiva solo rammarico perché non avrebbe più accarezzato i folti capelli neri di Dolores.– Partirai domani? – gli aveva chiesto. Si era sentito sopraffatto dall’irresistibile impulso di stringerla a sé”. La sua Dolores l’ha vista svanire nella notte, con i capelli attraversati da fasci di luce. La sua donna che gli dice quanto le sarebbe piaciuto fare quel viaggio insieme a lui, la bellezza e il suono di quella voce, che stanno per diventare amara nostalgia. Scuote la testa Pablo, deve liberarsi da quei ricordi, se pur così vicini. Deve allontanare quella necessità e quell’urgenza che tutte le volte lo pervadono quando si ostina a razionalizzare ogni cosa, sentimenti compresi. Ha questo grande difetto, in verità: non riesce a vedere, ma soprattutto ad accettare, la casualità degli eventi. La separazione da Dolores, per esempio, lui la vede sicuramente legata a questo viaggio. Sarà mica un caso che lei abbia scelto di prendersi una pausa dalla loro relazione in concomitanza con la sua partenza. Se la sua decisione fosse stata dettata dalla casualità, avrebbe sicuramente scelto un altro momento...L’aereo decolla e la sensazione che Pablo prova, è fatta di pura adrenalina e di un entusiasmo fanciullesco. Carlo dal canto suo non mostra alcuna emozione: legge e sembra alquanto tranquillo...

Una bella scoperta Diana Chuli, che redige il suo Scrivere sull’acqua con un inchiostro fatto di profonde emozioni, di vive e potenti sensazioni e di quella storia di un’Albania afflitta e devastata, che fa da sfondo predominante alle vicende umane narrate. Pablo e Carlo sono i protagonisti indiscussi di questo romanzo, che in un’epoca fatta di pura rivoluzione decidono di recarsi in Albania. La situazione che trovano non è però quella sperata e questo viaggio cambia radicalmente la loro esistenza. Trovano un’Albania sofferente, soffocata dal regime, senza alcun profumo di libertà: troppo dolore, troppa sofferenza e la delusione è davvero molto grande. La trama si snoda su piani temporali differenti e con un salto di ben otto anni ritroviamo Pablo Garcia, innamorato della bella Cristina Zoto, unico frutto del viaggio intrapreso anni prima. Le loro vicende di vita e sentimentali si intrecciano con le storie di altre figure che animano il romanzo, in un’Albania in cui regna la più totale confusione, lasciando spazio ad azioni criminali incontrollate. Una storia nella Storia questo Scrivere sull’acqua, un racconto gonfio di speranza, di quelle stesse aspettative che naufragano, ma che non si arrendono e scalciano, che sgomitano tra il marcio di un sistema governativo opprimente, che falcia ogni idea di libertà e di quella delinquenza che non rispetta i canoni più elementari della dignità umana. Uno stile fluido quello della Chuli, caratterizzato da musicalità e armonia e da quelle descrizioni realistiche avvolte da un alone di incanto, così come solo gli scrittori balcanici sanno fare. Arrivano come un pugno nello stomaco la rabbia e l’angoscia della scrittrice (da sempre sensibile alle problematiche sociali e impegnata nella lotta per i diritti delle donne) nei confronti di un sistema egoista e arginante. Una rabbia intrisa di quella speranza che non muore mai, di quella voglia di farcela e di poter guardare un giorno all’Albania come ad una nazione che ha finalmente trovato la sua dimensione e il suo posto nel mondo.



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