Se i gatti scomparissero dal mondo

Se i gatti scomparissero dal mondo

“Sette giorni a dir poco pazzeschi”, riflette un giovane postino di appena trent’anni. Sette giorni, da lunedì a domenica, pazzeschi non per qualche avvenimento particolare, ma poiché rappresentano gli ultimi sette giorni della vita dell’uomo prima della morte. Alle prese con un brutto raffreddore che non accenna a passare, scopre in realtà di avere un tumore al cervello, in stato avanzato. La diagnosi del medico, inoltre, è tra le più drammatiche: non più di sei mesi di vita nella migliore delle ipotesi, una settimana nella peggiore. Al di là delle cure palliative c’è poco da fare! A dispetto di qualsiasi reazione attesa, il postino riesce a mantenere una calma inaspettata… il primo pensiero va a quell’ultimo timbro necessario per completare la tessera del centro benessere sotto casa e ricevere un massaggio gratuito… qualche istante dopo subentra il disappunto per aver comprato quantità di detersivi e di carta igienica eccessive per una persona in fin di vita. Ma è solo un’apparente reazione: appena dieci minuti dopo, malinconia e tristezza lo travolgono, fino a farlo crollare nel mezzo del suo appartamento. Il risveglio, il giorno seguente, è scandito dal miagolio senza sosta del suo amato gatto, Cavolo. Certo ormai del suo destino, il protagonista ora sente più che mai la malattia che si manifesta con febbre ed un forte mal di testa, fino a quando la sua attenzione è catturata dalla voce melodiosa di una presenza in mezzo alla stanza…

In un’intervista sul web, Genki Kawamura, classe ’79, ha svelato che il suo desiderio era quello di diventare regista per riuscire ad ispirare le stesse emozioni in un bambino di 3 anni e in un adulto di 23. Quelle identiche emozioni che provò lui quando, a soli 3 anni, accompagnato dal padre, andò a vedere E.T. di Steven Spielberg e di nuovo, all’età di 23 anni, quando E.T. uscì al cinema in una versione speciale rimasterizzata. Oggi, Kawamura è il principale produttore in Giappone, ma è anche sceneggiatore, showrunner e regista. Non solo: come scrittore sembra essersi guadagnato un posto di rilievo nel suo paese. Il suo primo romanzo, Se i gatti scomparissero dal mondo, pubblicato nel 2012, ha venduto oltre il milione di copie in Giappone ed è stato tradotto in più di 10 lingue. Originale, di facile lettura, il libro narra gli ultimi giorni di vita di un uomo che pur di allungare la sua vita di qualche giorno, verrà a patti col Diavolo palesatosi all’improvviso nel suo appartamento. Un Diavolo sui generis, con la camicia a fantasia tropicale, tanto da sembrare appena uscito da una spiaggia hawaiana (non a caso il protagonista lo chiamerà Aloha), che lo porrà di fronte a scelte non banali. Cosa saremmo disposti a rinunciare per vivere un giorno in più? La tecnologia, gli accessori alla moda, gli oggetti di uso quotidiano? E fino a che punto potremmo continuare, arrivando ad eliminare anche gli affetti? Potremmo chiamarla ancora vita o semplice esistenza? Un libro breve, scorrevole, che si può leggere a più riprese o tutto d’un fiato, a momenti commovente come un film struggente (e infatti è diventato una pellicola di successo nel 2016 per la regia di Akira Nagai e con l’interpretazione di Takeru Satoh e Aoi Miyazaki), ricco di citazioni tratte proprio da quei film che evidenziano la passione dell’autore per questa arte, ma che soprattutto che ci dà lo spunto per riflettere sulla vita e sulla morte, sugli affetti e sulle cose che ci circondano, anche marginali, ma che impattano sulle nostre vite, sul senso del tutto, sul valore della vita stessa, perché, tanto per riprendere una delle citazioni di un celebre film presente nel libro, “La vita è una bella, magnifica cosa. Anche per una medusa!”.



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