Sirley

Sirley

È il 1989 e Roma profuma di primavera. La bella stagione nella Città Eterna ha il colore dell’oro e tutto sembra più colorato e pieno di vita, ammantato da quella luce color giallo carico. Persino quei palazzoni tutti uguali in cemento armato che Nina guarda con tristezza e un pizzico di disgusto sembrano assumere un aspetto meno squallido e più accogliente. Ci vivono ancora in pochi a parte la sua famiglia e qualche altra, gli appartamenti sono ancora sfitti o nemmeno completati. Neanche il parco giochi migliora il paesaggio: due altalene rotte, uno scivolo in plastica pieno di graffiti e una recinzione tutt’intorno. Per Lorenzo, suo fratello, quel trasloco è stato un’avventura e, a parte i primi giorni, non ha poi così risentito del cambiamento. Ma lei non ha più sei anni e dove stava prima stava bene. La vecchia casa era immersa nel verde ed era in pieno centro. Questa invece ha solo un misero albero piantato in quella che dovrebbe essere una aiuola. La vecchia casa aveva parquet e moquette, questa invece solo mattonelle. Lì aveva amici, qui invece è sola. Unica nota positiva è l’avere un balcone, con affaccio sul cortile. È da lì che Nina ha visto la prima volta Sirley. Vanno a scuola insieme, nella stessa classe anche se Sirley “si veste come una ragazza, ha il corpo di una ragazza anche se siamo in quinta elementare e la pelle non è come la nostra”...

È un romanzo che si legge davvero – come suol dirsi troppo spesso – tutto d’un fiato, Sirley di Elisa Amoruso, sceneggiatrice, autrice e regista (suo il documentario su Chiara Ferragni Unposted). Protagonista di questo romanzo di formazione che scorre come un treno – e non soltanto perché privo di capitoli – è Nina, 11 anni, che in una calda primavera romana passa quasi senza accorgersene dall’essere una bambina a una adolescente. Una trasformazione segnata dal trasferimento della sua famiglia in periferia, dove il senso di solitudine che da sempre la accompagna si acuisce. La madre continua ad essere presa dai suoi problemi, che nella nuova abitazione si acuiscono; suo padre è quasi sempre fuori o a lavoro o “giù a Porta Portese”; il poco tempo libero che Nina ha tra la scuola e la danza lo dedica a Lorenzo, suo fratello di sei anni con qualche problema comportamentale. Una desolazione affettiva che sembra colmarsi quando Nina incontra Sirley, ragazza di 13 anni, originaria della Guyana francese e che vuole a tutti i costi interpretare la Madonna nella processione che ogni anno si tiene nel quartiere. È in quello sguardo fiero e penetrante che Nina ritrova la “verità nel suo stare al mondo”, instaurando con Sirley un rapporto simbiotico dove “l’identità dell’una inizia e finisce dove inizia quella dell’altra” e che porterà entrambe alla scoperta dell’amicizia, dell’abbandono e dell’amore. Un romanzo tutto al femminile, venato di nostalgia e dal sapore autobiografico, come ha raccontato la Amoruso “i genitori sono i miei e pure il fratello. [...] All’epoca si crescevano i figli in maniera più casuale e questo è uno dei tratti distintivi del libro, in un’epoca in cui i conflitti si gestivano all’interno della famiglia, senza l’eccesso di attenzione sui bambini che c’è oggi”. Una transizione delicata, quella dall’infanzia all’adolescenza, che la Amoruso tratta con delicatezza e coraggio scegliendo di mettere al centro una ragazzina, spaventata dal cambiamento ma anche desiderosa di affrontarlo. Un romanzo pacato ma in grado di arrivare dritto al cuore delle persone e che è diventato un film per la regia della stessa Amoruso e interpretato da Emma Fasano, Manon Bresch, Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli.



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