Sole verde

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Oakland, California, 1982. Hanson, 38 anni, laureato in Letteratura inglese, ha lasciato il posto di assistente all’Università per incompatibilità e torna a fare il solo lavoro che era riuscito a trovare al ritorno dalla guerra che aveva combattuto in Vietnam nei reparti speciali: quello di poliziotto. Inviso ai superiori ed ai colleghi, Hanson è incapace di uniformarsi agli standard che vorrebbero degli agenti intenti a presidiare le piccole roccaforti borghesi e bianche come vigilantes solerti nel produrre verbali con arresti facili di tossici e disperati così da ingrassare le statistiche ad uso politico dell’amministrazione comunale; tenendosi lontani da situazioni pericolose, senza toccare la criminalità organizzata che è sempre preferibile alla criminalità nera disorganizzata. Hanson invece, refrattario alla compilazione dei moduli, insofferente alla mediocrità, pattuglia da solo le strade di Oakland cercando di risolvere le situazioni in cui si imbatte, sconfinando in zone off-limits anche per la polizia, consapevole che anche i più bravi possono morire se ci si mette la sfortuna. Ma lui si sente già morto, non teme più niente. Agisce in modo arbitrario in deroga ai regolamenti con un uso disinvolto della violenza quando si rende necessaria e quando ne ha voglia. Finisce i suoi turni all’alba per tornare nella sua casa solitaria e bere finché non perde i sensi per poi tornare al lavoro con i postumi della sbornia. Vivere o morire è la stessa cosa, forse… O forse c’è qualcosa che regala attimi di benessere: l’amicizia con il nero dodicenne Weegee che gira incessantemente in bicicletta East Oakland, un quartiere dove un ragazzino come lui ha poche speranze di vivere oltre i vent’anni. Forse Libya, la zia con la quale il ragazzo vive, che ha destato in Hanson un sopito anelito di vita. Anche se una storia tra un poliziotto bianco ed un’ex eroinomane nera dei blocks è quanto di più impensabile in una città come quella…

Non si salva nessuno. Non si salvano gli ispanici delle gang, non si salvano i neri ammazzati per spavalderia stupida che tanto prima o poi sarebbero morti lo stesso. Non si salvano i ricchi bianchi progressisti che nonostante le lauree non capiscono niente del mondo reale. Non si salvano i bianchi poveri che coltivano la propria obesità piantati su un divano tra alcol e cibo spazzatura in case maleodoranti piene di rifiuti nelle quali Hanson entra per qualche maltrattamento familiare o qualche stupida discussione regolata con una calibro 22. Non si salva la polizia, che è solo una gang meglio organizzata, legalmente armata e con i tribunali dalla sua parte. Se mai sia esistito un monumento alla sfiducia nel consorzio umano ed alla disincantata fede nell’individualismo etico, è edificato con le pagine di Sole verde. Se poi il profilo dell’agente Hanson può sembrare improbabile sulle prime (specialista in combattimenti, reduce dei reparti speciali, professore universitario, poliziotto, letterato), basta leggere la biografia di Kent Anderson per scoprire che l’excursus del protagonista è la fotocopia di quello del suo autore. Una lettura amara e realistica che non lascia spazio ad enfasi o retorica e non strizza mai l’occhio al lettore. Vero come la morte, maturo, vissuto, intenso.



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