Storia della lettura e della scrittura nel mondo occidentale

Storia della lettura e della scrittura nel mondo occidentale

Lo scopo è subito dichiarato: non si punterà il riflettore sugli autori, sugli editori, su chi lavora al testo, sugli stampatori o sui rilegatori. L’interesse è tutto focalizzato sull’utilizzatore, il lettore, quindi. Una storia del libro e della comunicazione scritta, in generale, dal punto di vista di chi un testo lo recita davanti agli altri, lo legge su un supporto cartaceo in biblioteca oppure lo scarica su un ebook-reader per portarselo comodamente nella borsa e gustarselo durante un viaggio in aereo. Tutto questo alla luce, naturalmente, delle condizioni economiche, sociali, politiche nonché religiose e perfino di genere che ne hanno influenzato e ne continuano a influenzare la diffusione e la fruibilità. Come si leggeva una volta? E oggi, a meno che non sia una sonnacchiosa domenica di pioggia, abbiamo ancora il tempo di sfogliare un quotidiano e andare ai contenuti, leggere un articolo per intero? Vi è bisogno, invece, al pari dei presidi slow food per l’alimentazione, di un ritorno alla lettura lenta, allo slow reading (come auspicato dallo storico Carlo Ginzburg), in tendenza contraria a quei corsi tanto pubblicizzati che inneggiano ad una lettura rapida? E quali sono gli argomenti dei libri che maggiormente erano presenti nelle biblioteche di inizio novecento, ad esempio? Cosa leggevano uomini e donne (quando a queste fu permessa un’educazione al pari di quella maschile)? E quanto potere hanno avuto e hanno tuttora le sollecitazioni di Chiese, sindacati, gruppi politici fino agli odierni influencer nella scelta delle nostre letture? Partendo dal fatto che un libro esiste solo in quanto vi è un lettore “implicito” od “occulto”, scrittura e lettura rappresentano i due lati di una stessa medaglia, in una influenza reciproca che merita una analisi approfondita...

Saggio meraviglioso, ricco di assolute chicche, che gli amanti del libro e della lettura non si devono assolutamente far sfuggire. Certo, l’argomento è vastissimo e l’autore si è volutamente, dichiaratamente ed inevitabilmente concentrato solo su alcuni aspetti di questo rapporto tra scrittura e lettura e sulla sua evoluzione nel corso degli anni; vi assicuro, però, che il viaggio proposto è assai stimolante, curioso e ben documentato. A partire dalla idea che, tutto sommato, l’invenzione della stampa (anche qui, ci sarebbe ben da precisare sul fatto che Gutenberg sia stato il solo e reale “inventore” della stampa moderna...), tappa entrata nell’immaginario collettivo come punto di svolta in questo ambito, abbia avuto in realtà effetti molto sopravvalutati e non così d’impatto nella storia della lettura. Prima di arrivare all’avvento della industrializzazione del libro e quindi alla cosiddetta cultura di massa, si comincia con il passaggio dalla cultura orale alla cultura scritta, dalla lettura ad alta voce alla lettura silenziosa, analizzando la comparsa dei codici e il cambiamento del supporto -dal rotolo (volumen) al libro a pagine singole affiancate- portandoci da una scrittura senza interpunzione all’inserimento degli spazi fra le parole, girovagando per le prime stamperie europee, come quella di Leida, andando a trovare la bella e vivace Venezia e Aldo Manuzio fino ad arrivare alla rivoluzione informatica (questa sì, per l’autore, una vera rivoluzione) e interrogandoci sull’influenza di Oprah Winfrey. È un saggio divulgativo, molto efficace nel suo intento e si legge bene, non annoia e diverte. Molto consigliato.



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