Ti rubo la vita

1930, Erzurum. Ibrahim incontra Miriam per la prima volta nella piazza davanti alla scuola coranica. La passività intrisa di sottomissione che ha trovato nei suoi occhi incorniciati dallo hijab ha solleticato il suo istinto di dominio. Miriam si è accorta subito del giovane e delle sue occhiate furtive. Complice la primavera e il profumo dei peschi in fiore, Miriam decide di rivolgergli un’occhiata bruciante. Quando gli sguardi di Miriam e di Ibrahim si incrociano lei abbassa le palpebre e poi le dischiude lentamente, guardandolo da sotto in su come un animale ferito. E compie questo gesto più e più volte. La danza dello sguardo che ogni giovane musulmana conosce e che generazioni di donne hanno trasmesso l’una all’altra irretisce e seduce Ibrahim. La settimana seguente lui la chiede in moglie. Sposarla in tutta fretta è conveniente per l’uomo perché gli consente di sottrarsi al matrimonio combinato con Fatima, l’altezzosa primogenita di un ufficiale dell’esercito ottomano a cui sin da bambino è stato destinato dal padre. E comunque il matrimonio è stato ostacolato dai genitori dello sposo. Il padre di Ibrahim però non riesce a rassegnarsi a una nuora con le mani da contadina e l’ostinazione di una mula e tormenta il figlio per l’occasione perduta. «Se avessi sposato Fatima, il padre ti avrebbe procurato le commesse per stampare tutte le scartoffie dell’esercito! Cosa ci fai con un suocero che coltiva pesche? Gli stampi i cartellini degli alberi da frutto? Se ci fosse ancora l’impero ottomano, almeno avresti potuto sposarle entrambe, ma ora che il tuo amato Atatürk ha abolito la poligamia dovrai farti bastare la tua contadina»: queste sono le frasi che rivolge al figlio in continuazione…

Il romanzo di Cinzia Leone ha un titolo esplicativo che delinea l’essenza e l’importanza dell’intera opera. Ibrahim rincorre la ricchezza e per raggiungere questo obiettivo è pronto a tutto, pure a sacrificare la propria identità. Così da musulmano con una fede moderata ed incerta si trasforma in ebreo e comincia una peregrinazione tra Turchia, Palestina, Svizzera e Stati Uniti modificando le proprie abitudini e adattandosi a nuove culture. Accanto al personaggio principale, l’autrice sceglie di porre delle figure femminili carismatiche e dotate di grande forza d’animo lasciando sullo sfondo l’intera storia del Novecento. Scorrono tra le pagine persecuzioni razziali, affari, matrimoni, ricchezze miserie e tanti tanti inganni. Cinzia Leone dimostra di essere un’ottima scrittrice che riesce a sezionare la storia esprimendosi in tanti piani narrativi, difatti in questo romanzo non c’è solo l’avventura ma anche il dato psicologico, l’analisi del rapporto tra le religioni e l’interrogativo - sempre presente - della funzione della fede per ciascun individuo. Accanto alla narrazione vera e propria di eventi storici esistono fini descrizioni di caratteri e di ambienti che rendono la lettura appassionante. Un ottimo romanzo sull’identità di ciascun essere umano la cui lettura viene senz’altro consigliata.

 


 

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