Tutti i racconti del Maresciallo

È lunedì sera, tardi. Mario sta cenando alle Tre Ganasce con un suo vecchio amico, il maresciallo dei Carabinieri Gigi Arnaudi. Mario, a seguito della lettura di un articolo sul giornale della sera che un cliente ha dimenticato sul tavolo accanto, si sta lamentando dell’aumento progressivo ed inarrestabile degli incidenti automobilistici. E a proposito di incidenti, a Gigi viene in mente un episodio accaduto mentre era in servizio a C., grosso borgo del Polesine. Era inverno: Gigi aveva mangiato, bevuto e fumato molto a pranzo e alle cinque del pomeriggio stava ancora dormendo della grossa, quando venne svegliato da un piantone che gli riferì che sulla strada di Adria era stata trovata una macchina rovesciata, giù dall’argine. La macchina era vuota, ma all’interno erano state trovate tracce di sangue… Il fatto più orribile che il maresciallo Arnaudi ricordi è senza dubbio quello commesso da una straniera, un’austriaca, una quindicina di anni prima, sul lago d’Orta. Arnaudi era all’epoca di prima nomina ed aveva sotto la sua giurisdizione diverse piccole frazioni e villaggi. Aveva fatto appena in tempo ad ambientarsi, quando ricevette una strana lettera da Dino Pasqué, un famosissimo giornalista che aveva più di settant’anni e si era ritirato in una villetta di proprietà in riva al lago, nella parte più solitaria della cittadina. Nella lettera chiedeva al maresciallo di incontrarlo quanto prima, perché si sentiva male, ma temeva non si trattasse di un male naturale e nutriva dei sospetti… Mario e Gigi stanno facendo colazione Da Italo, un albergo a Nizza Monferrato. Conversano a lungo ed i ricordi del maresciallo lo conducono a quando era di stanza in Sicilia e comandava la stazione di Trecastagni, sopra Taormina. Lì di avventure gliene sono capitate parecchie. In particolare, ricorda un giorno in cui arrivò davanti alla caserma una Triumph TR7, con targa inglese, da cui scese una giovane donna bruna, alta, di una bellezza piuttosto aggressiva. La donna si diresse, a grandi passi, decisa, verso l’ingresso della caserma, dove trovò ad accoglierla il maresciallo…

Mario Soldati è stato una mente poliedrica: è stato sceneggiatore e regista, ha condotto programmi televisivi, ha collaborato con riviste e giornali e, soprattutto, è stato scrittore, uno scrittore molto interessato - come osserva Walter Mauro in Invito alla lettura di Mario Soldati - al “potenziale di mistero che si cela dietro i nostri comportamenti”. E proprio questo mistero va ricercato nei racconti che il maresciallo dei Carabinieri Gigi Arnaudi, piemontese naturalizzato in Valpadana, condivide con Soldati, seguendo spesso un rituale consolidato, davanti ad un buon piatto o ad un buon bicchiere di vino nella trattoria delle Tre Ganasce o al Leone d’Oro. Mentre si mangia e si beve, quindi, Arnaudi racconta e Soldati ascolta, per poi trasferire sulla carta le avventure ascoltate. E sono deliziosi racconti pieni di umanità ed ironia, storie di un sottufficiale dell’Arma che è prima di tutto un uomo, un buono, uno che ai casi giudiziari preferisce i casi umani, uno che sa che il mistero più grande della vita è la vita stessa. Gigi è un militare che trova soddisfazione, di fronte ad un caso da risolvere, nella tecnica più che nei risultati: ciò che lo entusiasma maggiormente è l’utilizzo dell’astuzia necessaria a superare le incertezze e le difficoltà. Il Maresciallo Arnaudi - interpretato in TV da Turi Ferro prima e da Arnoldo Foà poi, nelle trasposizioni cinematografiche di I racconti del Maresciallo e I nuovi racconti del Maresciallo - è un antieroe che non esita a togliere dal portafoglio di un conoscente, morto a seguito di un incidente stradale, la foto di una donna per evitare ulteriori inutili pene alla famiglia; è un uomo che soffre quando scopre un colpevole; è un militare che smaschera le malefatte, ma cerca sempre di giustificare in qualche modo i cattivi. Soldati - che ha davvero raccolto per molti anni le storie del maresciallo Salvatore Careddu, mentre era in servizio a Sestri Levante, ed ha tratto da lui ispirazione per il protagonista dei suoi racconti - mostra attraverso Arnaudi, con una scrittura lineare e piuttosto cinematografica, fatti di provincia, episodi che hanno come protagonisti gente vera, gente modesta, piccoli delinquenti che ancora sono capaci di pentirsi dei loro gesti; regala insomma al lettore il ritratto di un’Italia che non c’è più e per la quale si finisce per provare un po’ di nostalgia.

 


 

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