Un cuoco costava più di un cavallo

In passato, come oggi, la figura del cuoco ha avuto un ruolo importantissimo nelle comunità. Al personaggio del cuoco va riconosciuto l’essere tecnico e specialista: già dai tempi antichi il suo dovere è quello di preparare piatti che altrimenti non si sarebbero mangiati. Da sempre quindi è la creatività che viene richiesta e forse questa può essere la motivazione per la quale ci sono poche donne chef: essendo da sempre le donne regine delle cucine casalinghe, è stato riservato all’uomo il compito di stupire. Nei tempi antichi avere un cuoco in casa era uno status e averlo alle proprie dipendenze è ancora di più un privilegio di pochi. È per questo motivo che Plinio il Vecchio dichiara che “un cuoco costa più di un cavallo”, perché qualcuno all’epoca guadagnava più di cento sesterzi. Un po’ psicologi, attenti osservatori, opportunisti, i cuochi sin dalle origini devono saper gestire la fiamma sulla quale cucinano e fare grande attenzione perché nei loro confronti si possono scatenare critiche e censure, subiscono frustate e pene corporali se solo sbagliano un piatto (al massimo oggi possono perdere una stella!). Quindi sì privilegiati, perché hanno a disposizione carne, servitori, cenere e un cavallo per spostarsi, ma il prezzo di tanti privilegi a volte è alto... Anche Leonardo da Vinci ha avuto a che fare con la cucina. Recita così una lettera inviata a Ludovico il Moro per entrare al suo servizio: “Mio Signore, non ho pari nella fabbricazione di ponti, fortificazioni e macchine da guerra, i miei dipinti e sculture possono paragonarsi vantaggiosamente a quelli di altri grandi artisti. Sono maestro nel raccontare indovinelli e nel fare nodi marinai e sono ineguagliabile nel preparare dolci e piatti prelibati”...

Una curiosa ricerca storica, sociologica e antropologica quella di Carlo Giuseppe Valli sui cuochi e sullo stesso mestiere del cuoco fin dove è stato possibile trovare notizie. E sembra quasi arrivata al momento giusto, quando nel mondo di fa un gran parlare di chef e stelle e anche di “cuochi-star”, perdendo di vista situazioni fondamentali come lo spreco delle risorse della Terra o la comunicazione vera e propria, anche rigorosa che necessita la cucina. Il tentativo di Valli è stato proprio quello di affiancare, alle infinite curiosità che non mancano e che catturano totalmente l’attenzione del lettore, il capire come si è arrivati al punto in cui siamo ora, nel quale stiamo perdendo traccia di sapori e saperi, ma abbiamo oltre 50 trasmissioni di cucina e più di mille siti che dispensano consigli e ricette. Curioso comunque come il cibo sia rimasto centrale nella vita dell’uomo, un rito, un’espressione conviviale, celebrativa, una sosta tra vari momenti della giornata, il mangiare come piacere naturale, così come diceva Plutarco. Il cuoco resta quindi una figura centrale e solo dalla Rivoluzione francese in poi si trasferisce nelle cucine dei neonati ristoranti. La regione italiana che ha contribuito di più alla storia della cucina? Le Marche, anche se sono così piccole che non si direbbe proprio! E, inevitabilmente, un’altra curiosità su Leonardo che inventò il tovagliolo mentre lavorava come cerimoniere a Milano: aveva preparato una bella insalata per un cardinale, con carnose foglie di lattuga, uova di quaglia, piccole cipolline di Mantova... Il genio da Vinci pensava che il cardinale si servisse la sua parte, invece no, questi si abbuffò pulendosi poi faccia e mani proprio nelle foglie di insalata.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER