Una giornata nera

Un uomo e una donna viaggiano lungo i tornanti di una strada a strapiombo sul mare. Le poche parole che si scambiano rivelano nervosismo e cattivo umore, concordano però entrambi sulla necessità di un caffè. Un cartello - “Menu turistico 10 euro” - attira la loro attenzione, si fermano ed escono dall’auto, nella calura. Sono di fronte a una trattoria, uno di quei posti trascurati, mai rimodernati che però, in fondo, possono piacere. Da dove arrivano le tensioni in quella coppia? Si erano conosciuti sei anni prima, in quello che lei aveva definito “il momento zero”: lui, con “la parlantina sciolta e il viso bello”, lei che era passata dalla noia all’intraprendenza. Dal momento zero fino a sei settimane prima, la relazione procedeva spedita e felice: erano andati a convivere dopo solo sei settimane, facevano l’amore spesso e in libertà, lanciandosi messaggi sempre nuovi e da decifrare. Vivono da allora una storia d’amore completa ed elegante. E quella sosta nella trattoria è solo una parentesi inattesa, una sosta insignificante. In quella veranda lo squallore fa precipitare tutto verso il basso, “la luce, i colori, l’umore, le persone”. I social e i messaggini sono inaccessibili, non c’è campo. Quando ordinano soltanto due caffè - “Un minuto, e ce ne andiamo” - l’oste sembra volerli trattenere. O meglio, non sembra credere alla possibilità di un solo caffè. Si offre per spostare la loro auto, la porta in un anfratto dove non possono più vederla. E, subito dopo, serve loro pietanze non richieste, illustra la storia del luogo, li intrattiene. L’uomo, intanto, si distrae leggendo uno scontrino accartocciato e già poco leggibile. Altri argomenti, questioni aperte e di difficile mediazione, intanto, catturano l’attenzione della coppia. Il tentativo di concludere quel pranzo non richiesto, l’oste sempre più esoso e l’atmosfera inquietante del luogo deflagrano. E sembra quasi possibile scorgere il confine tra l’attimo in un cui una giornata sembra soltanto “nera” e quello in cui comincia un incubo assurdo…

Gli eventi narrati in questo romanzo non si prestano a una rappresentazione teatrale, sarebbero invece adatti a un noir cinematografico girato da un emulo di Hitchcock o a una serie sofisticata con pochi, tesissimi, episodi. Pochi dialoghi, molti sguardi e sottintesi; una scenografia suggestiva impossibile da lasciare sullo sfondo; tanti flashback che riportano, nelle poche ore dell’azione, il passato complesso di una coppia quasi perfetta. Le tensioni dell’uomo e della donna (dei quali non conosciamo il nome) si trasferiscono così in una serie di eventi che precipitano verso il baratro e, come spesso accade, nella tragedia non mancano i risvolti surreali e persino disincantati. Questo di Aldo Costa è un piccolo ma ben costruito thriller psicologico e anche un po’ una storia d’amore (volutamente) mancata, perché viene spontaneo chiedersi da dove vengano e, soprattutto, che fine faranno i due protagonisti, inghiottiti dalle più comuni nevrosi contemporanee, ma destinati a vivere un’avventura fuori dal normale. L’autore, prematuramente scomparso nel febbraio del 2019, copywriter, ha scritto racconti e romanzi che si sono conquistati un pubblico attento. E Costa è stato generoso nel racchiudere e dosare un mondo nello spazio di non molte pagine e poche ore di letture, tutte godibili.

 


 

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