Una giovinezza inventata

Una giovinezza inventata

Disinvolta, con la sua valigia di pelle a soffietto (valigia che risale di sicuro al viaggio di nozze dei suoi genitori), Lalla parte alla volta di Torino pronta ad intraprendere il suo percorso universitario; prima però, passerà un periodo a casa dello zio Giuseppe, famoso matematico, così da cominciare ad ambientarsi. Atei e pacifisti, zio Giuseppe e zia Nina sono brave persone, felici di avere intorno la nipote: lui assomiglia un po’ ad un arabo, con la barba rada e lo sguardo fulminante, mentre lei ha un viso dolce, una piccola bocca a punta e un sorriso grazioso. Abitano a ridosso di Piazza Castello, in un palazzo moderno ma inquietante: l’androne alto e buio, lo scalone severo, la musica lontana e ronzante che lo pervade tutto. Tuttavia, a Lalla piace l’aria di libertà che si respira in casa degli zii; nessuno la forza mai a parlare, e può curiosare indisturbata per tutte le stanze: ovunque è ingombro di libri, riviste, formulari di matematica. Un giorno, si ripromette la giovane, proverà a leggerne qualcuno. La grande città non le piace tanto. I rumori della strada le arrivano, ovattati e angoscianti, attraverso il lucernario posto in un angolo del soffitto in camera sua. Lalla si sente intimorita da quei palazzi così alti – dove abita lei non esiste niente del genere – e passa molto del suo tempo alla finestra, contemplando i passanti che si specchiano nelle vetrine della calzoleria di lusso dall’altra parte della strada. Spesso, lo zio Giuseppe la manda in edicola a comprare i giornali, in modo da farle superare il disagio; ha provato a spiegare alla nipote che tutte le strade fanno capo a Piazza Castello, ma Lalla non si allontana mai troppo quando esce da sola: riesce sempre a perdersi, preda di un violento senso di smarrimento. Con lo zio, però, esce volentieri e si diverte; vanno al varietà, al Ristorante Vegetariano in corso Vittorio, alla tipografia in via Nizza; a passeggio tra le vetrine illuminate di via Roma quando è sera...

“(...) La verità è che io sono ancora quella del romanzo, come sono quella che l’ha scritto. La giovinezza (la ragazza) era diventata vera nella scrittura. Forse perché l’autrice potesse scriverne nella vecchiaia? Adesso io sono molto vecchia – fatto assolutamente irrilevante – ma sono anche quella ragazza. Dove? Nel libro. Lì la ragazza è viva (...)”. Il meraviglioso tempo della giovinezza rivive nella scrittura elegante e misurata della sua protagonista, Lalla Romano, la grande scrittrice e poetessa piemontese scomparsa nel 2001 a Milano all’età di 95 anni. La Romano consegna al lettore un memoir estremamente lucido, maturo, vibrante di passione nonostante – o forse proprio per merito, dell’approccio distaccato con il quale è scritto: è il 1979 quando il libro viene pubblicato per la prima volta (seguiranno altre edizioni, e anche una traduzione in francese nel 1992), e l’autrice ha già la bellezza di 73 anni; lo sguardo verso la giovane versione di se stessa è a tratti severo, a tratti tenero e indulgente, ma mai malinconico. La giovane Lalla si muove dapprima impacciata e timida, poi via via più disinvolta, per le strade di una Torino dal decoro un po’ antiquato (città descritta in modo minuzioso e struggente, al pari di tutti gli altri protagonisti del romanzo), costruendo una fitta rete di conoscenze sommarie e amicizie più profonde, e coltivando quelle che saranno le grandi passioni della sua vita: la letteratura e la pittura, a lezione dai grandi maestri dell’epoca. Frammenti di diario, una fitta corrispondenza, le pagine di un manoscritto, aiutano a comporre il vivido ritratto di una ragazza borghese alla ricerca della sua dimensione, in un momento della vita tanto entusiasmante quanto complicato, nel quale i sogni sono enormi e fragili e l’infelicità è sempre in agguato. Lalla è ossessionata dalla bellezza a tal punto da identificarla con la verità, e costantemente afflitta dal grande compromesso tra l’essere e l’apparire. La sua severità morale le impone contegno, nei comportamenti quanto nel modo “abbottonato” di vestire; c’è una certa ritrosia nel concedersi, nel rimanere fedele a se stessa e alle proprie convinzioni: tuttavia, la sua femminilità è sempre in costante risalto, sempre più conscia delle sensuali implicazioni insite nei rapporti con l’altro sesso. Quante insidie, si celano lungo il sentiero che ogni giovane donna percorre verso la sua vita da adulta: illusioni mal riposte, sentimenti confusi, amori non corrisposti; gioia e disperazione si alternano, ma la cosa più difficile da accettare, è la consapevolezza che la libertà tanto agognata e ricercata, in fondo non è – e forse non sarà mai – del tutto reale.



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