Underland

Underland

C’è un mondo intero sotto i nostri piedi, anche se a volte non ne siamo consapevoli. È un mondo che può servire per proteggere ciò a cui teniamo, che produce cose preziose, che a volte usiamo per eliminare le scorie nocive. “Nel mondo di sotto riponiamo da sempre ciò che temiamo e desideriamo perdere e ciò che amiamo e desideriamo salvare”. Immergendoci nel sottosuolo potremmo ad esempio imbatterci nelle enormi grotte di sale sulla costa dello Yorkshire, dove si svolgono esperimenti che potrebbero gettare luce sulla natura della “materia oscura”, su cui i fisici teorici si arrovellano da quasi cent’anni. Potremmo scoprire che esiste una rete di comunicazione sotterranea tra le piante dei nostri boschi, un vero e proprio wood wide web attraverso il quale gli alberi sono in grado di scambiarsi sostanze nutrienti in modi insospettati. Potremmo immergerci nelle profondità delle catacombe di Parigi, passare attraverso anfratti larghi quanto basta per far passare un corpo umano e ritrovarci all’improvviso all’interno di enormi sale scavate nella roccia, dove gruppi di appassionati si ritrovano per far festa, ascoltare musica o organizzare proiezioni collettive di L’uomo con la macchina da presa. Potremmo cercare di seguire il corso sotterraneo del Timavo, fiume carsico che scorre per 35 chilometri sottoterra, oppure visitare le tombe di Onkalo in Finlandia, destinate a ospitare 6500 tonnellate di scorie di uranio radioattivo…

Robert Macfarlane è uno scrittore inglese pluripremiato per i suoi libri sull’ambiente e sul paesaggio naturale. In questo Underland, vincitore del National Outdoor Book Award 2019 per la sezione Natural History Literature, l’autore ci porta per mano in una esplorazione della dimensione del mondo sotterraneo, una realtà che da sempre affascina e al tempo stesso impaurisce gli uomini. Il racconto delle avventure in cui l’autore si immerge funge da pretesto per parlare anche di temi più ampi, quali le conseguenze dell’inquinamento, le problematiche legate al riscaldamento climatico e, più in generale, il destino dell’umanità su questo pianeta. A contrasto con le esperienze per certi versi estreme che descrive, il tono di Macfarlane ha qualcosa di elegiaco. L’immersione nel “tempo profondo” del mondo sotterraneo fa guardare alle vicende umane con un certo distacco, condito da un forte pessimismo per quanto riguarda l’eredità che noi saremo in grado di consegnare al futuro. Il nostro lascito non sarà fatto di amore e di arte, ma di plastica e piombo-207, l’isotopo stabile frutto del decadimento dell’uranio-235. Questo è ciò che resterà del passaggio dell’uomo su questo pianeta. Quello che resta alla fine della lettura di questo libro è invece l’impressione di essere stati testimoni di un viaggio affascinante, in grado di rivelarci verità insospettate su di noi e sul mondo che abitiamo.



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