V2

Fine novembre 1944. Scheveningen, sulla costa olandese, a neppure un centinaio di metri dal Mare del Nord. Al comando del colonnello Walter Huber, il giovane ingegnere Rudi Graf – geniale collaboratore della prima ora di Wernher Von Braun e figura di punta del Centro ricerche dell’esercito di Peenemünde – lavora come funzionario tecnico di collegamento. Da quella località segreta partono le “Vergeltungswaffe Zwei”, ovvero le “Armi di rappresaglia 2”, che tutti ormai chiamano V2, i razzi letali con cui il III Reich sta bombardando Londra. Arrivano in treno dalla fabbrica in Germania viaggiando di notte per evitare gli aerei della RAF: venti missili a spedizione, due o tre spedizioni a settimana, una pioggia di morte che sta gettando nel panico la popolazione londinese. Sotto lo sguardo dello Sturmscharführer Biwack, inviato da Berlino per dare una svolta alla guerra – che dopo lo sbarco in Normandia, l’avanzata degli Alleati in Europa, il fallito attentato a Hitler e i bombardamenti a tappeto sulle città tedesche non promette nulla di buono per il regime nazista – un missile decolla rombando verso la Gran Bretagna. Sessantacinque secondi dopo il lancio, raggiunta l’altitudine di 23 miglia e la velocità di 2500 miglia orarie, il razzo V2 spegne i motori e arma l’innesco della testata esplosiva, proseguendo lungo una traiettoria balistica che lo dovrebbe far cadere sulla stazione di Charing Cross, a Londra. In quel preciso momento in un appartamento di Warwick Court, a circa un miglio da Charing Cross, la ventiquattrenne Kay Caton-Walsh, ufficiale della Women’s Auxiliary Air Force (WAAF), è in piedi nuda davanti a Mike Templeton, Commodoro dell’Aria, che ha approfittato dell’assenza della moglie per invitare la giovane amante a casa sua. Kay gli sta spiegando che vuole fare un salto alla drogheria poco lontano per comprare un po’ di latte, qualcosa per la colazione, quando il missile V2 piomba sul caseggiato ed esplode. L’onda d’urto solleva la ragazza da terra e la scaglia contro una parete della camera da letto. Tutto è avvolto dalla polvere e c’è una terribile puzza di gas. Kay rimane stranamente tranquilla, ha capito perfettamente cosa è successo, del resto in quel periodo a Londra non si parla d’altro. “Dunque è questo quello che succede”, pensa mentre si dirige verso il letto per controllare come sta Mike. È vivo ma ha le gambe bloccate da una enorme trave. La prega di andarsene, ha paura dello scandalo se i soccorritori trovano la ragazza lì con lui. Kay fa per fuggire, ma metà del palazzo non c’è più, non si può scendere, bisogna attendere i pompieri che per fortuna stanno già sopraggiungendo…

Nell’arco di cinque giorni e utilizzando sia personaggi di finzione sia realmente esistiti, Robert Harris condensa la vicenda drammatica ed emblematica dei missili V2, l’arma con cui Adolf Hitler sperava di piegare la Gran Bretagna e vincere la Seconda Guerra Mondiale e che si rivelò invece (per fortuna) una delle sue più grandi delusioni, mentre ebbe invece un’importanza decisiva nel campo dell’ingegneria aerospaziale. Dietro alla sigla V2 c’era la seconda release di un razzo originariamente progettato da Werner Von Braun per volare nello spazio – lo scienziato si fece anche due mesi di carcere, nel marzo del 1944, accusato di sabotaggio dalla Gestapo per aver affermato che i missili avrebbero dovuto essere diretti verso la luna, e non verso i territori nemici (ma c’è chi sostiene che questa sarebbe una storiella edificante inventata dall’intelligence statunitense per “ripulire” l’immagine di Von Braun quando dopo il 1945 passò nel campo alleato) – e che invece fu usato per bombardare Londra, Parigi, Anversa e altre città. Anche se lasciarono un segno profondo nell’immaginario collettivo, dal punto di vista bellico le V2 non spostarono quasi nulla: è stato anzi osservato come la V2 sia l’unica arma la cui produzione ha provocato più vittime del suo impiego. Delle V2 lanciate su Londra dal settembre 1944, 517 colpirono la città (causando 2618 morti) ma 598 andarono perdute. Ma questo naturalmente nell’inverno del 1944, con la popolazione londinese in preda al panico, non era prevedibile e il morale era molto basso. La Royal Air Force non riusciva a localizzare le basi di lancio mobili naziste grazie alle normali ricognizioni aeree, così l’esercito britannico era disperatamente alla ricerca di metodi alternativi per capire da dove partissero le V2 che martellavano quotidianamente la città. Il romanzo di Harris parte da qui: dall’idea che ebbero i tecnici della RAF di calcolare l’intera traiettoria dei razzi analizzando matematicamente l’arco di caduta al suolo tracciato dai radar in tempo reale per dare indicazioni ai caccia e distruggere le basi di lancio con immediati raid aerei. Per far questo fu inviato in Belgio, nei territori appena liberati dagli Alleati, un team di ausiliarie della WAAF che, armate solo di algebra e determinazione, dovevano effettuare questi calcoli in meno di sei minuti. Come in meno di sei mesi Robert Harris, “approfittando” del primo lockdown stabilito dalle autorità a causa della pandemia di COVID-19, ha scritto questo thriller storico avvincente e documentato. Non il suo migliore romanzo, ma un ottimo romanzo.

LEGGI L’INTERVISTA A ROBERT HARRIS



0

Fai una donazione!

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER