Vita di c.

Vita di c.

C., Caterina, è innamorata del suo pianoforte, dello studio, dei libri, delle lingue. Cresce all’ombra di una madre problematica, estremamente passionale e imprevedibile, con un padre assente ma ugualmente ingombrante. Sin da giovanissima sente dentro di sé una fame insaziabile di conoscenza, una necessità di fare esperienze sempre nuove, di conoscere e scandagliare il mondo, di comprendere e vivisezionare la gente che la circonda. Viaggia prima in Germania, dove impara il tedesco, poi a Parigi, dove il suo fascino inconsapevole le apre le porte dei circoli culturali e degli ambienti delle idee e dell’arte. Si unisce al circolo degli artisti che si raccoglie intorno a Salvador Dalì. Una giovinezza segnata da giri inarrestabili, una giostra attraverso esperienze, incontri, avventure intellettuali e sentimentali, in un continuo cadere e rinascere per tutta la sua giovinezza. A Milano incontrerà il primo grande amore e proverà il dolore della prima perdita, New York sarà la città che le aprirà la mente, poi ci sarà Roma, con il primo lavoro e le grandi amicizie, fino all’India, dove tutte le cose sembreranno prendere un nuovo ordine…

Se solo si potesse restare bambini, non ci sarebbe bisogno di confrontarsi con una vita adulta fatta di difficoltà, dolore, amore. Ecco il pensiero alla base di Vita di C., romanzo in cui Caterina Zaccaroni dipinge la sua vita, partendo dall’infanzia e dal rapporto tra genitori e figli, continuando attraverso i conflitti generazionali e quelli interiori, di chi ha appena conosciuto il mondo e ne ha un po’ paura. C. all’inizio non vuole crescere, vuole restare bambina, andare incontro all’esistenza senza la diffidenza che caratterizza gli adulti, con tutti i filtri che usano per proteggere e difendere le loro convinzioni ideologico-culturali. È il bambino interiore che Caterina vuole difendere, per mantenere quell’integrità minacciata dal successo, dalla fama, dal denaro e dall’avidità. Come è possibile riuscirci? Nutrendo la creatività, l’amore per la natura e l’arte, l’amore stesso, continuando a nutrire e ad accendere la meraviglia. Caterina Zaccaroni si sofferma parecchio sul rapporto genitori-figli, nel suo caso reso problematico dalla presenza di una madre ingombrante, fragile e forte, presente e assente, contraddizione vivente. Il rapporto tra madre e figlia può raggiungere una sintesi o si manifesta solo per mezzo dei contrasti e delle opposizioni? Una domanda che accompagnerà Caterina per tutta la vita, senza trovare una degna risposta. Eppure è proprio grazie a questo rapporto che C. riceve le chiavi e gli strumenti intellettuali per capire il mondo ed essere intellettualmente libera. Ci riesce inizialmente all’ombra di una madre fisicamente eccessiva, in cui traboccano eros e bellezza, un connubio difficile da sopportare per una figlia, che la tiene perennemente in contrasto con la sua femminilità. Vita di C. ripercorre la formazione amorosa, erotica e politica della sua protagonista. Caterina troverà la sua strada immergendosi nella cultura, nell’arte, nella scoperta. Lo farà con passi lievi, a volte impaurita, ma eccitata dalla fame di vivere.



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