Vite immaginarie

Vite immaginarie
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
Il poeta guaritore Empedocle, sulla cui nascita persiste un fitto velo di mistero, che si diceva fosse “figlio di se stesso, come si conviene a un dio” e fosse già passato per quattro esistenze su questo mondo, “pianta, pesce, uccello e fanciulla”...  L'incendiario Erostrato, sin dall'infanzia ossessionato dal culto di Artemide, al quale fu rifiutato a causa dei suoi incerti natali di diventarne un sacerdote, e che perciò furente decise di conservare la sua verginità proprio per la dea e di vivere in una grotta a poca distanza dal tempio, sognando un giorno di violarne il segreto... Il filosofo Cratete, che ispirato da una tragedia di Euripide abbandonò la sua ricchezza e visse da mendicante ad Atene, sdraiato nei suoi stessi escrementi, il corpo piagato da numerose malattie, senza cercare nessuna conoscenza e non preoccupandosi né di dei né di uomini... La strega schiava Septima, che per amore di un uomo libero si appellò a sua sorella morta e così finì per evocare le potenze degli inferi... Il poeta Lucrezio, che dopo una infanzia severa e solitaria si innamorò di una schiava africana altera e selvaggia che lo trascinò in un turbine di sensualità e morte... La matrona romana Clodia, legata a un rapporto incestuoso con fratelli e sorelle, che avvelenò il rozzo marito Metello, fu amata da Catullo, Celio Rufo ed Egnazio ma amò sempre solo suo fratello Clodio, e finì a rincorrere il degrado prostituendosi nelle taverne e nei vicoli bui, fino ad incontrare la morte sul ciglio di una strada...
Le Vite immaginarie di Marcel Schwob, lungo un arco di tempo che va dalla Grecia arcaica alla Londra ottocentesca dei famigerati ladri di cadaveri Burke & Hare, sono brevissime biografie (al massimo di 3,4 pagine) rigorosamente non ufficiali e per un buon 80% costituite da particolari e vicende per l'appunto immaginate, dedotte e dipinte nello stile corrusco e decadente dell'autore, qui ai suoi massimi. Biografie quindi redatte - tra 1894 e 1896 - dal punto di vista dell'arte, che “non classifica: sclassifica”, “non descrive che l'individuale”, e non come di solito avviene della scienza storica, che “ci lascia nell'incertezza sugli individui, ci rivela soltanto in quali punti essi furono in rapporto con le azioni generali”. Perché Schwob avverte questo bisogno? Perché “disgraziatamente i biografi hanno in genere creduto di essere degli storici, e così ci hanno privato di mirabili ritratti”. Oggetti del processo immaginativo, attenzione, non sono solo i (presunti) particolari trascurati delle esistenze di personaggi comunque famosi, ma anche le vite tout court di gente comune. Nelle mani di Schwob l'aneddotica diventa visione, incubo, musica sinfonica e avant-garde jazz al tempo stesso, sempre sospesa tra sordido e sublime. È attraverso la finzione, paradossalmente, che si raggiungono le verità più profonde, con una metodologia alchemica, esoterica più che letteraria o accademica. E il risultato è infatti un libro che somiglia molto a un rituale arcano, un colto sabba orchestrato da uno scrittore talentuoso e visionario cresciuto a classici greci e latini e romanzi di pirati. In appendice, divertissement della curatrice Fleur Jaggy, che redige una nota biografica su Marcel Schwob sul modello delle vite immaginarie che la precedono.

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER