Wildwitch - La ribellione di Kahla

Wildwitch - La ribellione di Kahla

“Sei così arrendevole! Se un adulto ti dice ‘Dai, ti aiuto io’ tu molli tutto e ti fai da parte, ma quando ti metterai in testa che le cose bisogna farle da soli? Nessuno ti aiuta mai veramente, neanche quando ti dicono che lo faranno. È solo per ficcarti il ciuccio in bocca. Così smetti di lagnarti e di farti sentire”. Le parole di Kahla sono peggio di un pugno. Anzi, Clara avrebbe preferito che l’amica, che adesso la guarda in cagnesco, l’avesse picchiata piuttosto che dirle quelle parole così dure. Certo, Kahla non ha mai brillato per morbidezza di carattere ma quell’atteggiamento – scostante e freddo – non le è mai appartenuto. E poi perché non fidarsi delle Madri Corvo? Sono giunte lì nel pieno della tempesta che aveva ucciso tutti i corvi, ma le uova sono state risparmiate dal flagello e Tujia ha offerto loro una speranza: nel giro di un paio di giorni i piccolini sarebbero nati e avrebbero potuto aiutare lei e Kahla nel rompere l’incantesimo del tempo che aveva ridotto zia Isa, Maestro Millaconda, la signora Pommerans e tutti gli altri in statue di sale. Ma per Kahla sembra che niente possa riaccendere la speranza. È insensibile a qualunque notizia e si comporta in maniera strana: scompare all’improvviso, tratta gli animali con crudeltà e ha un nuovo animale selvatico. Una piccola serpe che le si annida nei capelli e impedisce a chiunque di avvicinarsi...

Il quinto capitolo della saga danese a firma di Lene Kaaberbøl riprende poche ore dopo l’episodio che ha chiuso il libro Wildwitch. Il risveglio di Bravita. Al contrario degli scorsi episodi qui per la prima volta Clara, piccola strega selvatica, si trova a dover fare affidamento solo sulle proprie forse per risolvere – o almeno cercare di farlo – le situazioni che si trova ad affrontare. Non solo non può più contare sull’appoggio di zia Isa, bloccata in un sonno simile alla morte, ma deve rinunciare anche all’amicizia e alla bravura di Kahla diventata un’altra persona da quella conosciuta. Anche in questo libro, la Kaaberbøl attinge ai pilastri del fantasy giovanile, prima fra tutti la saga di Harry Potter: riconoscibili alcune atmosfere presenti in Harry Potter e la Camera dei Segreti, in particolare nella descrizione del Labirinto, e nella trasposizione della Maledizione Imperius per esercitare il proprio volere sugli animali. Tuttavia, nonostante il volume mantenga gli standard di scorrevolezza e coinvolgimento dei precedenti, si percepisce una leggera mancanza di progressione nel racconto. La ribellione di Kahala assume più le caratteristiche consone a una parentesi narrativa inserita all’interno di una storia di ampio respiro, che non a un vero e proprio capitolo che aggiunge elementi nuovi. Una sensazione avvalorata anche dall’incipit del romanzo: in medias res e privo di ricapitolazione di ciò che è avvenuto prima, lasciando spaesato il lettore che deve fare uno sforzo per ricordare i dettagli della precedente avventura, soprattutto se i due libri non sono letti in consequenzialità. La domanda “e ora che succede?” resta priva di risposta, così come restano sconosciute le sorti a cui sono andati incontro Bravita e gli altri. Anche l’episodio di Lamia, con il quale si conclude il libro, sembra essere svincolato dal resto della narrazione principale. Ma forse, sono tutti escamotage della Kaaberbøl per mantenere alto l’interesse e traghettare il lettore verso il sesto capitolo di Wildwitch, dove alcune domande troveranno risposte.



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