Duellante e gentiluomo

Duellante e gentiluomo
“V’è nel seno della nazione stessa un nemico più potente dell’Austria, ed è la nostra colossale ignoranza, sono le moltitudini analfabete, i professori ignoranti, i generali incapaci e la retorica che ci rode le ossa”, scrive Pasquale Villari sul Politecnico di Carlo Cattaneo. È il 1866. L’Italia si sta facendo, si guarda un po’ allo specchio, si trova stratificata e divisa in più realtà sociali. Urge un’unificazione legislativa. All’interno del citato contesto, c’è un uomo che si impegna a dare un ordine legislativo anche alle questioni d’onore: i duelli, materia non prevista dalla legge e punita dal Governo. L’intento del settantenne Tenente Generale Achille Angelini, con l’aiuto e la consulenza di altri uomini ‘onorevoli’ (aggettivo inteso nel suo significato strettamente letterario), è di redigere il Codice cavalleresco italiano, ovvero le regole che determinano le diverse fasi di una sfida fra gentiluomini. Chiariamoci: il Tenente sa che la pratica del duello è giunta al tramonto, ma per adesso (è il 1883 l’anno in cui viene pubblicato il Codice) l’opinione di Angelini (diretto interessato, in quanto gentiluomo) è che la legge dello Stato non ha ancora trovato un modo adeguato di rivendicare l’onore del gentiluomo, né quello di preservarlo dalle offese... 
Ecco allora, nello specifico, i tre tipi di offesa: grave, gravissima, atroce, la multiforme richiesta di soddisfazione, la scelta del luogo e dell’ora, ‘l’arruolamento’ dei padrini, lo svolgimento del duello e il ruolo svolto dal Tribunale d’Onore. Nulla è lasciato al caso. Il duello intimorisce gli spavaldi e ritempra i gagliardi, e soprattutto difende l’onore e la rispettabilità degli uomini d’onore (da sottolineare il capitolo VII sul contegno del gentiluomo di fronte “ad una supposta o reale offesa”: se riceve un’offesa, infatti, il vero gentiluomo non risponde con un’altra offesa, ma si allontana con aria dignitosa proferendo le parole: “Me ne renderà ragione!”). E poi la scelta dell’arma: la spada o la pistola (in questo caso i duelli sono due: ‘a piè fermo’ e ‘avanzando’). La forma e la costituzione del duello, quindi, al tempo di Achille Angelini (che mai, si narra, ne perse uno… ). In appendice, anche alcuni esempi di documenti quali la lettera di sfida e quella di accettazione di una sfida. Insomma, pubblicare il Codice cavalleresco italiano da parte della casa editrice Endemunde è un’operazione davvero curiosa e affascinante: chissà come lo presenterebbe, oggi, il Tenente Generale Achille Angelini, in mezzo a tanti, tanti uomini spavaldi. Andrebbe forse alla disperata ricerca di gentiluomini.

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