Alla ricerca dei dispersi in guerra

Alla ricerca dei dispersi in guerra

La storia della Seconda guerra mondiale è anche la storia di chi da quella guerra non è mai tornato. I morti, i dispersi. Quelli dei quali non si conosce il destino. Attraverso le lettere conservate dai parenti dei militari o ritrovate sui luoghi di battaglia, abbiamo numerose testimonianze sul tema dai nostri soldati al fronte. Vi si raccontano gli approfittamenti degli “sciacalli”, sotto forma non solo di depredamento di qualsiasi oggetto, anche non prezioso, venisse ritrovato sul corpo dei militari deceduti, ma anche – finita la guerra – di mercanteggiamento di false notizie, costruite ad arte, sui dispersi in guerra, per garantirsi il pagamento di cospicue ricompense sfruttando le residue speranze dei familiari di rivedere il loro congiunto ancora in vita. Ecco poi l’ultima testimonianza di un soldato poi deceduto a El Alamein, o 2/3 quella di un altro disperso a Cefalonia, avamposto in cui, a ridosso dell’8 settembre del 1943, si creò gran confusione tra chi riteneva di doversi arrendere ai tedeschi, chi di doverli combattere, chi infine cercava di allontanarsi dal fronte ritenendo ormai finita la guerra. Si esaminano infine in dettaglio tutti i tragici eventi che connotarono la campagna di Russia (ritenuta la più sanguinosa campagna militare della storia), incluso qualche aspetto non da tutti conosciuto, ossia l’insperata ospitalità di molte donne russe con i nostri militari, che talvolta si ricostruirono in Russia con loro una nuova, “segreta” vita, oppure le caratteristiche dei campi di concentramento sovietici, tutti accomunati dalle terribili condizioni di lavoro e di prigionia, ma ciascuno destinato a categorie diverse di prigionieri. Interessante anche la spiegazione tecnica dei motivi per cui, in gran parte dei casi, le ricerche inerenti la sorte dei militari scomparsi si sono rilevate lunghe e difficili, quando non impossibili: alla secretazione totale degli archivi del KGB, venuta meno solo a fine anni ’80 con la “glasnost” di Gorbaciov, si è sommata infatti la storpiatura di ogni nome italiano, dai nomi e cognomi dei soldati stessi al loro luogo di nascita, fino ad arrivare alla divisione militare di appartenenza o ai luoghi in cui avvennero le battaglie nel suolo italiano…

Il giudizio dato a quest’opera avrebbe ben potuto essere inferiore se si fosse guardato il libro da un punto di vista prettamente letterario: e non perché sia scritto male, ma perché ovviamente non offre molto sotto tale aspetto. D’altronde non è quello il suo scopo, poiché chi scrive si pone, piuttosto, gli obiettivi - entrambi raggiunti pienamente - di dare voce alle tanti, strazianti storie (ve ne sono alcune, rare, anche conclusesi bene) dei parenti che hanno visto anche la propria vita condizionata, inevitabilmente, dalle vicende dei propri congiunti sperduti in guerra, e di sensibilizzare adeguatamente i lettori meno esperti sul tema riguardo alle 3/3 varie fasi e ai fronti su cui si svolse la tragica esperienza italiana nella Seconda guerra mondiale. L’autore stesso ha già trattato varie volte, sotto aspetti differenti, questo tema in precedenza, sempre autopubblicando i propri lavori: cio’ in virtu’ dell’esperienza diretta vissuta dal proprio padre, tornato vivo dalla campagna di Russia.



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