Una legge per promuovere la lettura: funzionerà?

Mentre in Italia le librerie indipendenti chiudono una dopo l’altra, le grandi catene e le case editrici versano in una condizione di crescente agonia, giunge all’approvazione del Senato il Disegno di legge 1421 “Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura”. Analizziamolo insieme.




I FATTI
Le norme contenute nella nuova legge appena varata sembrano per la gran parte rispecchiare quelle già in vigore da molti anni in altri Paesi, primo tra tutti la Francia. Le iniziative introdotte mirano a sostenere le librerie di quartiere attraverso una serie di incentivi fiscali e mediante il contenimento della politica aggressiva degli sconti praticati dai colossi della vendita on line. Ma anche a incentivare la lettura attraverso una maggiore fruizione delle biblioteche pubbliche, a promuovere le letture nelle aule scolastiche, al rafforzamento del centro del libro, all’introduzione della Carta della lettura per le famiglie. Il legislatore con la novella torna ad affrontare la questione della scarsa propensione degli italiani a leggere. Per rendersi conto dell’entità del problema è sufficiente dare un’occhiata ad alcuni dati resi noti dall’ISTAT e riportati nel Dossier del Servizio Studi del Senato di ottobre 2019. Si apprende che in Italia solo il 41% della popolazione si è dedicata, nel 2017, alla lettura di libri nell’arco degli ultimi 12 mesi (valore peraltro costante rispetto al 2016), e che di essi solo il 13,4% appartiene alla categoria dei lettori forti (cioè che leggono più di un libro al mese). Le donne, in tutte le fasce d’età, rappresentano la percentuale maggiore (47,1% rispetto al 34,5% degli uomini) e al Sud si legge meno (28%) in confronto al Centro (44,5%) e al Nord (48-49%). Non può non suscitare stupore anche il fatto che dal 2012 al 2017 sono state chiuse, secondo Confcommercio, più di 2.000 librerie con una perdita di migliaia di posti di lavoro. Il testo di legge appena varato, fortemente voluto dalla deputata del PD Flavia Nardelli Piccoli, prima firmataria, introduce principi e buone pratiche con l’intento di rilanciare il settore.

Entriamo maggiormente nel dettaglio e cerchiamo di capire in sintesi cosa dispone questo DDL. Lo Stato intende favorire e sostenere la lettura, quale mezzo per lo sviluppo della conoscenza, ed incentivare la produzione e la fruizione dei libri. Assolvono un ruolo centrale per il perseguimento delle suddette finalità il Piano nazionale d’azione, adottato ogni tre anni dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT), nonché il Centro per il libro e la lettura. I Comuni e le Regioni aderiscono a tale Piano mediante la stipula dei Patti locali per la lettura, con l’obiettivo di coinvolgere biblioteche ed altri soggetti pubblici, come le scuole, e privati. La legge introduce poi il titolo di «Capitale italiana del libro», che a partire dal 2020 viene assegnato annualmente sulla base dei progetti presentati dalle città candidate al titolo. Il titolo si affianca a quello di «Capitale mondiale del libro», che già dal 2001 viene assegnato ogni anno dall’UNESCO. Il DDL incentiva la lettura anche attraverso le scuole che nell’ambito della loro autonomia ne curano la promozione come momento qualificante del percorso didattico ed educativo degli studenti. Uno degli interventi maggiormente significativi dell’impianto legislativo è l’introduzione della «Carta della cultura», quale misura per contrastare la povertà educativa e culturale. Si tratta di una carta elettronica utilizzabile per l’acquisto di libri e assegnata alle famiglie disagiate. L’aspetto di maggiore impatto sociale e che ha suscitato un ampio dibattito tra gli addetti ai lavori, e non solo, è certamente la nuova disciplina in materia di sconti sul prezzo dei libri. Novellando la legge Levi del 2011, viene ridotto il limite massimo di sconto praticabile sul prezzo di copertina, che si riduce dal 15 al 5% e, solo per i libri adottati dalle scuole come libri di testo, dal 20 al 15%. Detti limiti massimi di sconto si applicano anche alle vendite di libri effettuate per corrispondenza o tramite piattaforme digitali nella rete internet. Le case editrici mantengono la possibilità di offrire sul prezzo di vendita dei propri libri uno sconto maggiore di quelli fissati, per un solo mese all’anno e per ciascun marchio editoriale. Anche questo limite massimo di sconto è ridotto al 20% del prezzo apposto. I venditori al dettaglio mantengono la facoltà di non aderire a tali campagne promozionali. Si introduce poi la possibilità per i punti vendita di effettuare sconti sui libri fino ad un massimo del 15%, una sola volta all’anno. Sono previsti infine una serie di incentivi fiscali e disposizioni a favore delle librerie, tra cui l’istituzione presso il MIBACT dell’Albo delle librerie di qualità, a cui possono iscriversi le librerie in possesso di determinati requisiti.

LA RIFLESSIONE
Rispetto alla nuova legge sono state espresse posizioni contrastanti. I primi a manifestare perplessità sono gli editori, i quali ritengono che il rilancio della lettura ancora una volta venga affrontato prevalentemente sul piano della logica commerciale. Essi temono, infatti, che il limite posto alla concessione degli sconti possa ridurre ancor più la platea già molto ridotta di lettori. Si discostano dal coro soltanto gli editori Alessandro e Giuseppe Laterza. ALI e ADICONSUM invece, che rappresentano rispettivamente librai e consumatori, hanno accolto con soddisfazione l’approvazione del testo di legge, ritenendo che non penalizzi i consumatori perché, come si legge in un comunicato stampa, vengono sostenuti con la card cultura e tutelati garantendo il pluralismo distributivo. Soddisfatti dell’impianto legislativo anche il SIL - Sindacato italiano librai e cartolibrai e l’ADEI - Associazione degli Editori indipendenti. Nel complesso la legge mette in campo varie iniziative per promuovere la lettura come valore. Circa la tutela del lettore e delle piccole librerie, rispetto alle multinazionali leader di mercato, suscita senza dubbio interrogativi la disposizione che diminuisce le percentuali di sconto sui prezzi. Se l'effetto immediato senza dubbio si abbatterà sul lettore che pagherà il libro un po' di più, la chiave di lettura potrebbe essere considerare la legge nel lungo periodo. In futuro si auspica che il consumatore compri un libro non per una ragione esclusivamente economica, ma intellettuale ed etica, in ragione del fatto che i valori della cultura e della conoscenza dovrebbero finire per prevalere sull’aspetto economico. Del resto non dobbiamo dimenticare che spesso l'obiettivo di una legge è tutelare un bene super-individuale, che in questo caso dovrebbe essere la lettura e la leale concorrenza.

Occorre anche ampliare il ragionamento e porsi un interrogativo: è soltanto un problema di sconti? Il punto non è quanti libri siano accessibili attraverso gli sconti, ma andrebbe considerata anche la qualità stessa dei prodotti, dal momento che il problema del costo può essere ben compensato dalla bellezza del prodotto, ma non viceversa: meglio non spendere poco per un libro scritto male. C’è poi un problema forse più ampio che riguarda la sopravvivenza dei libri cartacei sottoposti agli attacchi delle tecnologie e, soprattutto, di una società sempre più lontana dal piacere della lettura, quella che Howard Gardner ha definito della App Generation. Quanto può sopravvivere la cultura della lettura dei libri in una società di nativi digitali? Uno degli aspetti più significativi pare essere l’incentivo ai progetti scolastici per l’avvio alla lettura e gli incentivi alle biblioteche pubbliche, vero centro di irradiazione della lettura in molte ed ampie zone del nostro Paese, ma non in tutti i territori. Certo resta da verificare l’entità effettiva delle risorse e l’efficacia delle iniziative messe in campo dalle misure contenute nell’impianto legislativo per suscitare e divulgare l’interesse per la lettura, alla luce dei dati deludenti circa la scarsa propensione degli italiani a leggere. La crisi economica non giova alla causa, eppure altrove i dati sono migliori dei nostri. Sarà forse perché in Inghilterra, in Scozia, in Svezia e in Germania la promozione della lettura parte dalla tenera età, mediante l’invio di kit con libri, supporti tecnologici, matite colorate ai bambini fino a quattro anni di età. O magari perché in Olanda erogano sussidi per scrivere libri, mentre in Norvegia lo Stato acquista mille copie di ogni prima edizione da distribuire e promuovere attraverso biblioteche e istituti culturali esteri. Emblematico a tal proposito l’esempio dei Paesi scandinavi che stipulano contratti con case editrici estere per finanziare la traduzione e la diffusione all’estero delle opere dei propri scrittori. In Italia l’operazione è condotta attraverso Iperborea. Da ultimo non ci sembra che la legge, al di là delle detrazioni fiscali sugli acquisti dei libri, sostenga le piccole librerie e le biblioteche finanziando corsi di formazione degli addetti alla vendita o al prestito, come avviene in Francia. Tra qualche mese avremo modo di valutare gli effetti che la nuova legge produrrà.



Escludi Ads Google: 

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER